Viaggio a Medjugorje

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Bio della Storia

Viaggio a Medjugorje

Il viaggio di festeggiamento di Daniele è partito subito sotto una buona stella: avremmo viaggiato in cinque. Con lui saremmo infatti partiti anche Luca, don Victor, Vincenzo ed io. Per quanto mi riguarda era diverso tempo che desideravo muovermi verso il paesino della Bosnia, dopo 40 e più anni di apparizioni della Madonna, ma non era mai capitata l’occasione opportuna, né, a dire il vero, l’avevo cercata. Personalmente credevo alle apparizioni mariane: troppi segni concordanti e conversioni avvenivano in quel luogo per essere tutta una montatura e poi c’erano alcune persone molto preparate che non solo si erano schierate a favore della presenza mariana a Medjugorje, ma in qualche caso si erano trasferite lì in modo permanente come, ad esempio, Suor Emmanuel Maillard. Tuttavia, mi sembrava strano che la Chiesa, che pure ha riconosciuto l’autenticità delle prime apparizioni, continuasse ad essere così prudente, anzi, avesse invitato a non fare delle apparizioni un fenomeno plateale e mediatico ma, semmai, occasioni di preghiera intensa e di conversione. Inoltre, mi sorprendeva che a distanza di tanto tempo le apparizioni continuassero e con gente non solo semplice – contrassegno già delle apparizioni di Lourdes e Fatima – ma anche normalissima: gente sposata e con figli (invece Bernadette e Suor Lucia erano entrate in un convento).

Dopo appena 40 minuti di volo aereo da Napoli – meno che per Milano, 75 minuti – siamo atterrati nell’aeroporto di Dubrovnik, Croazia e sull’aereo abbiamo trovato un’amica, Manuela, che con la sua famiglia – marito e due figli – aveva la nostra stessa meta.

Il primo obiettivo era visitare la cittadina di Dubrovnik, con un centro storico medievale, in riva al mare, detta “la perla dell’Adriatico”. Abituati ad avere tanti paesi e città con centro storico medievale ci siamo meravigliati di trovare un posto così bello, pulito e curato al di fuori dall’Italia. I parcheggi erano tutti pieni e in molti posti “alternativi” dove la nostra “creatività” ci avrebbe fatto trovare posto, trovavamo la scritta “parcheggio vietato” in inglese, con l’impressione che l’avessero fatta proprio per noi. Così, dopo un lungo girovagare in auto nel centro cittadino ci siamo decisi a lasciare la macchina in periferia, in una strada di campagna. Scendendo a piedi avevamo iniziato ad apprezzare la bellezza della costa croata, trovandola insolitamente pulita e sgombra.

Dopo aver girato il centro cittadino, esserci rifocillati e fatto un po’ di foto, con qualche selfie, ci siamo rimessi in viaggio per la Bosnia e seguendo la costa della Croazia abbiamo attraversato tre volte la frontiera. Alla terza frontiera, quando il doganiere ci ha chiesto di tirare fuori il green pass, visto che avevo il green pass sul telefono e questo si era spento ho iniziato a rumoreggiare, al che Luca, resosi conto della cosa, ha distratto il casellante mentre cercavo il cavo per riaccendere il telefono. Comunque, solo un piccolo contrattempo, che al ritorno abbiamo evitato, facendo una strada con un solo passaggio di frontiera.

Arrivati a Medjugorje il paesaggio è piuttosto povero, con un po’ di sporcizia in mezzo alla strada e molte, molte case in rustico, che ricordavano quelle del nostro Meridione.

L’albergo è semplice, ma pulito, ci sistemiamo e andiamo a cenare da Viktor, proprio in fronte al Santuario, in una terrazza chiamata “Coram Deo” (al cospetto di Dio), a giusto titolo. L’impressione è che gli italiani qui siano in tanti, per i nomi e le scritte dei negozi e qualche frase raccolta qua e là nel tragitto fra l’albergo e questo posto. Personale simpaticissimo, così come le scritte di benvenuto nelle mattonelle verticali fra un gradino e l’altro della scala.

Durante il viaggio d’aereo ci eravamo sorpresi di scoprire che proprio il giorno prima in Bosnia c’era stato un terremoto e proprio una breve, ma piuttosto intensa scossa di terremo ci ha svegliati la mattina dopo. Sembrava quasi dire: “Ehi, io ci sono”. Mi ha consolato il pensiero di Daniele ribadito nel viaggio d’andata: “Chi viene a Medjugorje è perché è chiamato dalla Gospa (Madonna)”. Ora, non poteva essere che la Madonna ci chiamasse per farci crepare all’arrivo.

Dopo una buona, anzi ottima colazione ci siamo diretti al santuario, distribuito fra posti all’interno e all’esterno, con la possibilità di seguire le funzioni anche all’esterno attraverso dei maxischermi e molte sedute all’aria aperta, abbiamo capito che la funzione in italiano sarebbe stata dentro un capannone vicino al santuario e l’abbiamo seguita (don Victor concelebrante).

A questo punto non ci rimaneva che andare presso la collina delle apparizioni – il Podbrdo – per pregare e così abbiamo fatto, prima presso le due croci azzurre, dove la Madonna si è mostrata quando i miliziani impedivano l’accesso alla collina e poi sulla collina stessa. Siamo saliti agilmente, nonostante molte pietre aguzze che lasciano a volte poco spazio per i piedi, in qualche caso nudi, dei pellegrini. Fra questi ho notato delle donne molto vistose e mi sono ricordato quando avevo trovato persone così nella parrocchia di mia madre a Milano ed ella stessa mi aveva detto che alcuni bambini in Brasile venivano fatti crescere “donne” per soddisfare le voglie degli europei e come alcuni di loro sentissero il bisogno di Dio per cui li trovavi in parrocchia.

Siamo rimasti nella collina così difficile da pronunciare (e da scalare) a pregare bene, intensamente, e alla fine, come immaginavo mi sono trovato un po’ a disagio nella discesa (le ginocchia non hanno voglia di funzionare) ma molto contento: una nuova strada di preghiera si apriva di fronte a me. Abbiamo trovato un intenso clima di preghiera e raccoglimento, con moltissima gente che faceva fila di ore pere confessarsi, anche considerato che domenica era la giornata della Divina Misericordia. Noi stessi siamo stati invitati a recitare più lentamente e ”con il cuore” il Rosario, da una signora,”veterana” di Medjugorje, che ci chiedeva di fare come aveva chiesto la Madonna stessa.Nei giorni successivi abbiamo anche cercato di assistere ad una delle apparizioni, programmata per il 25, visto che ad alcuni vegge la Madonna continua ad apparire. Questa volta avevamo saputo che si trattava di Marija e che si trovava presso casa sua, accanto all’albergo Magnificat; tuttavia, ci hanno detto che proprio il 25 non è possibile assistere a queste apparizioni perché è il giorno in cui la Madonna dà il suo messaggio al mondo e lì sono ammessi solo i traduttori e i giornalisti. Abbiamo viso Marija, molto simpatica e affabile, che ci ha invitato da andarla a trovare un altro giorno. Abbiamo visitato anche Mostar, un altro tipico borgo turistico, con moschee e chiese ortodosse, nella quale abbiamo visitato la cattedrale istoriata dai mosaici del celebre sacerdote architetto Rupnik

Noi non abbiamo assistito ad alcun miracolo – come invece è accaduto ad un mio amico: sole che pulsa e zoppo che sale alla collina con le stampelle e torna senza – ma siamo rimasti colpiti dal clima di preghiera e di raccoglimento che si registra lì. Sappiamo di molte conversioni che avvengono lì e non riteniamo che questo possa essere frutto del caso. In realtà noi riteniamo che niente sia frutto del caso. Questo viaggio a Medjugorje è comunque qualcosa che arricchisce la nostra esperienza umana e ci rende in qualche modo, pronti a testimoniare.

Posizione

  • La mia posizione
    Međugorje, Cantone dell'Erzegovina-Narenta, Bosnia ed Erzegovina

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